July 20, 2003

Le discriminazioni razziali hanno radici antiche e profonde nel suolo americano, cresciute dai semi sparsi dalle mani di coloro che, durante il XV secolo, si resero protagonisti di uno dei più tragici eventi della storia della umanità, che sconvolse la vita di migliaia di neri africani, catturati e resi schiavi nei nuovi territori americani conquistati dal vento colonialista che prepotente soffiava in Europa. Nondimeno, la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti del 1776 e di seguito il decreto d’abolizione della schiavitù del 1863, furono in grado di smorzare le divergenze razziali e le discriminazioni nei confronti degli indiani nativi d’America e della popolazione nera. Nel corso del tempo, i contrasti razziali di matrice sempre più sociale, si resero ancora più palesi ed intensi negli stati del Sud, dove il razzismo e l’odio nei confronti dei neri si mescolarono pericolosamente, prendendo forma in movimenti organizzati che si riunirono nella società segreta del Ku Klux Klan. Poco dopo, tale organizzazione fu posta fuori legge e nonostante ciò, la società statunitense del dopoguerra e negli anni seguenti, rimase teatro di continue discriminazioni razziali. Una celebre protagonista, che fu al centro di queste tensioni, fu una donna nera, attivista per i diritti civili, Rosa Lee Parks, che nel 1° gennaio 1955 nella città di Montgomery (Alabama), di ritorno a casa dopo il lavoro, fu multata di 14 dollari allorché non cedette il proprio posto ad un uomo bianco su un autobus municipale. La multa e il seguente arresto, scaturito dalla volontà di non rispettare la segregazione da parte della donna, destò un profondo sentimento d’indignazione nella comunità nera della città ed interessò in primo luogo il pastore di fede battista Martin Luther King Jr, che si era posto alla difesa dei diritti civili e politici della popolazione nera. Il pastore era figlio di Martin Luther King e d’Alberta Williams King. Era nato il 15 gennaio 1929, nella città d’Atlanta ed aveva terminato i suoi primi studi nel Morehouse College all’età di 15 anni, abbracciando la religione battista a 17 e divenendo, in seguito, assistente del padre che era a capo della chiesa di Ebenezer. King proseguì i suoi studi nel seminario teologico di Crozer nella città di Chester, in Pennsylvania, ed ottenne il dottorato in teologia sistematica nel 1955 presso l’Università di Boston. Fu onorato con la qualifica di “studente speciale” presso l’Università della Pennsylvania e presso quella di Harward. Durante i suoi studi, fu influenzato dai principi dello gianismo, la religione che abbracciò il Mahātma Gandhi e che si basava sui quattro dettami dei Nirgranthas, un’antica setta religiosa fondata poco dopo l’800 a.c. I quattro dettami erano: ahimsā (non nuocere), sūnrta (dire il vero), asteya (non rubare) e brahamācarya (castità). Il primo dettame, in senso lato, si riferiva alla non – violenza e al non uccidere, principio che Gandhi pose alla base del suo impegno politico e che King fece suo come strumento e metodo nella lotta politica alla conquista dei diritti civili e politici della popolazione nera. King sposò Coretta Scott nel 1953 e divenne pastore nel 1954 della chiesa di Dexter Avenue nella città di Montgomery in Alabama. L’arresto di Rosa Lee Parks provocò l’immediata reazione di King. Egli s’impegnò ad organizzare nella città un boicottaggio dei servizi di trasporto, invitando tutti i neri a non usare i mezzi pubblici, in segno di solidarietà nei confronti di Rosa Lee Parks e con l’intento di sollevare la questione della segregazione agli occhi dell’opinione pubblica. A tali scopi, fu fondata la Montgomery Improvement Association (MIA) il 5 dicembre 1955, incaricata di gestire e coordinare il boicottaggio; alla sua presidenza, fu eletto il giovane King. Nel 1954, la Corte Suprema degli Stati Uniti dichiarò incostituzionale la segregazione nelle scuole, ma il caso di Rosa Lee Sparks non faceva altro che accendere nuove scintille. King riuscì attraverso il suo zelo, la capacità oratoria e il suo impegno ad unire la popolazione nera della città sotto un’unica voce e volontà: quella di boicottare fermamente i mezzi pubblici per ben 381 giorni di seguito. Il boicottaggio di Montgomery fu uno dei più lunghi che King riuscì ad organizzare ed attraverso il quale divenne sempre più popolare ed odiato nel contempo. Difatti, durante questo lungo periodo di protesta, egli fu oggetto di minacce e la sua casa fu distrutta da una bomba. Nonostante le reazioni violente e le minacce che aveva subito, King perseverò la propria causa e la sua costanza fu premiata allorché la Corte Suprema, nel novembre 1956, decretò incostituzionalità della segregazione dei mezzi pubblici nello stato dell’Alabama e in altri otto stati (Arkansas, Florida, Georgia, Louisiana, Mississippi, Oklahoma, Tennessee e Texas). Ciò segnò una prima gran vittoria che King ottenne senza praticare alcuna violenza. I protestanti interruppero il boicottaggio un mese dopo e già nel 21 dicembre del 1956 i bianchi e i neri potevano usufruire dei mezzi pubblici senza alcuna distinzione. Tra il 10 e l’11 gennaio 1957, i membri della SCLS (Southern Cristian Leadership Conference) si riunirono ad Atlanta per discutere sulle possibili strategie da adottare con lo scopo di combattere la segregazione; nell’occasione, King fu nominato presidente. Più tardi, King celebrò la nascita della nuova nazione del Ghana nel continente africano (6 marzo) ed incontrò il vice presidente Richard Nixon nel giugno. Le visite alla Casa Bianca continuarono e all’inizio del 1957 incontrò il presidente Eisenhower insieme ad altri leader attivisti per i diritti civili. Nel 1959 viaggiò in India, con l’occasione di approfondire i suoi studi e di legarsi sempre più al dettame della non – violenza, rendendo omaggio e rispetto a Ghandi, morto nel 1948, ed analizzando la società indiana e i suoi cambiamenti dopo le attività e l’impegno politico del Mahātma. L’anno seguente, King decise di trasferirsi nella città natale per dedicarsi completamente alla SCLS. Nel frattempo, altre manifestazioni ebbero luogo con dei sit - in organizzati da giovani studenti neri per protestare contro le segregazioni. Gli studenti si riunirono poi nel SNCC (Student Nonviolent Coordinating Commitee) che fu salutato ed apprezzato da King. Tuttavia, il SCLC fece subito presente l’indipendenza dal SNCC, la quale rimaneva un’organizzazione prettamente studentesca e dai toni piuttosto polemici. Accanto alla SNCC e a King, un altro leader lottava per la causa dei diritti civili: egli era Malcom X (El Hajj Malik El-Shabazz), di fede musulmana che diversamente da King non abbracciò il principio della non – violenza ed anzi pose alla base del suo metodo di lotta la violenza, poiché la causa nera doveva essere raggiunta “by any means necessary”. In tal modo, agli inizi degli anni ’60, altri movimenti e leader spuntarono nel panorama di protesta generale, accostandosi alla SCLC, che prima si trovava in una posizione isolata e dominante. Tuttavia, King continuò a rimanere il leader più popolare, nonostante, nell’ottobre del 1960 fu arrestato per una violazione di una sentenza emanata nel 1956. Fu condannato a quattro anni di lavori forzati ma la sua cauzione fu pagata 2000 dollari qualche giorno dopo. King, discostandosi dai metodi di Malcom X, supportò però i “Freedom rides”, viaggi attraverso diversi stati del Sud, organizzati dagli studenti neri per verificare che la segregazione non fosse più presente nei mezzi pubblici. King appoggiò tali iniziative anche se le ritenne pericolose ed inopportune. Tuttavia, non vi prese mai parte e ciò contribuì a porre la SCLC in una posizione sempre più distaccata e critica rispetto ad altri movimenti che nel frattempo organizzavano nuove proteste. Nel giugno del 1961, il leader battista fece pressioni a J.F. Kennedy, affinché le segregazioni avessero fine, poiché gli esiti dei “Freedom rides” non furono assolutamente incoraggianti. L’acuirsi dei contrasti con l’organizzazione studentesca (SCNN) aumentò allorché, nel novembre 1961, il movimento d’Albany insieme alla SCNN, organizzò una serie di proteste non violente nell’omonima città, in Georgia. L’adesione della SCLS al movimento d’Albany causò dei contrasti tra la leadership del movimento locale e la stessa SCLS. Difatti, anche gli studenti si schierarono con il movimento locale, quando si rese evidente l’interferenza della SCLS, che non era stata richiesta. Tuttavia, nell’occasione delle proteste, King non mancò nel suo impegno e fu di nuovo arrestato insieme ad altri collaboratori; questa volta preferì la prigione pur di non pesare sugli scarsi fondi della SCLS. L’intervento di King, nella questione d’Albany, era giustificato dallo stesso leader per aiutare i manifestanti e la loro causa, cercando di attrarre altre persone ad unirsi nella protesta. Tuttavia, dopo l’arresto di King e la sua decisione di lasciare il movimento d’Albany, la città non ottenne alcun risultato considerevole e gli arresti continuarono fino al 1962. Invero, i contrasti per la questione della segregazione continuavano a rimanere vivi nella società statunitense. Nel 1963, nella città di Birmingham (Alabama), il nuovo sindaco vietò la manifestazione dei protestanti neri. Ciò suscitò una reazione subitanea; masse di protestanti neri si riversarono nella città. La polizia locale, che appoggiava la segregazione, non mancò di usare i cani - lanciandoli contro la folla - e gli idranti dei mezzi dei pompieri. Molti dei protestanti presenti erano giovani che non riuscirono a rimanere passivi dinanzi alle provocazioni dei poliziotti e che reagirono con lanci di sassi e pietre. Gli scontri preoccuparono King, il quale decise di partecipare alle proteste. Durante i numerosi arresti, che si ebbero in occasioni delle manifestazioni, anche King fu preso e portato nella prigione della città. Nel frattempo, i tumulti e i disordini che erano scoppiati nella città sin dalla primavera, preoccuparono J.F. Kennedy, il quale, in prima persona, s’informò della condizione di King in prigione. La questione della segregazione, dopo i numerosi arresti nella città di Birmingham, rimaneva ancora un problema di carattere nazionale e sociale. King, dopo aver scontato la pena, ritornò all’azione, organizzando la famosa marcia che si tenne nella città di Washington il 28 agosto 1963. Nell’occasione, King pronunciò il celebre discorso “I have a dream”, che passò alla storia, come discorso ed espressione della nuova consapevolezza e dei nuovi desideri che univano, mai come prima, la popolazione nera statunitense attorno alla questione dei diritti civili. In quel particolare momento, la popolazione nera era conscia e voleva presto emanciparsi dai vincoli della segregazione e della discriminazione di cui era stata vittima per secoli, sotto l’istituto della schiavitù. La marcia “Jobs and Freedom”, così chiamata, riunì ben 200000 persone a Washington. Una presenza così numerosa ed imponente, finì per influenzare il presidente J.F. Kennedy e il vice presidente Johnson. Essi decisero, infatti, di emanare una legge federale sui diritti civili. Il clima politico, tuttavia, si fece più teso nel momento in cui il presidente fu assassinato. Il nuovo presidente Lyndon B. Johnson firmò il Civil Rights Act nel gennaio 1964; esso così statuiva: “…discrimination based on 'race, color, religion, or national origin' in public establishments (hotels, motels, trailer parks, restaurants, gas stations, bars, taverns, and places of entertainment) that had a connection to interstate commerce or was supported by the state is prohibited”. Con questa legge federale, un altro passo significativo era stato compiuto. Per King, rappresentò un’altra vittoria che si poneva accanto a quella di comparire come “The man of year 1963” sulla copertina della rivista “Time”. Oltre a ciò, nel dicembre 1964 ad Oslo, in Norvegia, King fu onorato con il Premio Nobel per la pace. Tuttavia, accanto alle vittorie, il leader battista dovette affrontare Malcom X, che continuava ad inneggiare alla violenza, e le contestazioni da parte del capo del Black Power, un gruppo organizzato da Stokely Carmichael (Kwame Toure), che era stato in precedenza presidente della SCNN. In un panorama che raccoglieva sempre più tensioni, King non mancò di criticare l’FBI per la mancanza di protezione nei confronti dei manifestanti. Il direttore Hoover denunciò a sua volta King e il SCLS come movimento comunista e degenerato. Ma la leadership del pastore battista fu “trascurata” nel momento in cui la guerra del Vietnam assorbiva gran parte dell’attenzione dell’opinione pubblica e dei media. Di conseguenza, nell’agosto 1965 King si opponeva pubblicamente alla guerra, durante una convenzione della SCLS. Ciò concorse a rendere i rapporti con l’amministrazione Johnson sempre più tesi e discordi, a tal punto da non offrire più al leader battista il supporto di cui godeva nel 1964, quando il Civil Rights Act era stato emanato. Nonostante per King la situazione fosse critica, l’iter di apertura che portò alla firma del Civil Rights Act continuò con il Voting Rights Act del 1965, che assicurava il voto ai neri e alle minoranze e a tutti coloro che prima non aveva diritto di voto. Questo fu un altro traguardo che King accolse con gioia, ripensando a quel 7 marzo 1965, un sabato di sangue – Bloody Sunday – durante il quale dei protestanti per il diritto al voto, avevano perso la vita. All’inizio del 1966, King decise di trasferirsi insieme alla sua famiglia (aveva già quattro figli allora) nella città di Chicago, dimostrando lo stato miserevole e di povertà in cui versavano molte delle abitazioni e degli appartamenti in cui vivevano i neri, costretti ancora una volta dalla segregazione a vivere nei sobborgi più degradati della città. Il trasloco offrì a King la possibilità di appoggiare la protesta contro la segregazione residenziale. Le principali manifestazioni ebbero luogo nell’agosto del 1966, in vari quartieri di Chicago. Prima ancora, egli aveva partecipato alla “March against the fear”, in solidarietà di James Meredith, uno dei primi studenti neri che entrò nell’Università di Mississipi e che fu assalito e ferito gravemente. Ma l’impegno politico di King continuò costante ed inesorabile, avviando nel 1967 una campagna per i poveri, che non riguarva soltanto i neri ma anche tutti coloro emarginati dalla società e che vivevano in una condizione economica precaria. Questa seconda campagna richiedeva allo stato un impegno più economico che politico, in grado di assicurare una migliore occupazione e delle agevolazioni per la popolazione al di sotto della soglia della povertà. La proposta chiedeva che lo stato riservasse un pacchetto di 30 millioni di dollari a tali scopi. La campagna dei poveri comportò la mobilitazione di alcune migliaia di persone nella città di Washington, mentre consumava sempre di più le energie del leader battista, che nello stesso periodo, partecipò a diverse manifestazioni contro la guerra. Nel 1968, King si ritrovò nella città di Memphis (Tennesse), per supportare le proteste del personale sanitario (circa 6000 protestanti), che aveva scioperato poiché non si vedeva alzare la propria paga del 33%, come era stabilito dalla legge. Gli scontri, tra i quali perse la vita un giovane nero di 16 anni, aumentarono sempre di più, quando 4000 guardie nazionali furono chiamate in città per ripristinare l’ordine. King fu costretto a lasciare le proteste, allorché i disordini violenti e i saccheggi si diffondevano alla fine di marzo. Il leader, nella stessa città, il 4 aprile 1969 mentre stava sul balcone della propria stanza presso il motel Lorraine, fu colpito fatalmente da un proiettile sparato da un cecchino. King morì lo stesso giorno e lasciava la moglie Scott e i suoi quattro figli. L’evento tragico si ripercosse in tutti gli Stati Uniti e provocò un forte risentimento tra la popolazione nera. Al funerale, il 9 aprile 1969 si stimavano più di 100000 persone presenti, mentre il presidente Johnson invitata il popolo degli Stati Uniti a riflettere e ad unirsi di fronte al tragico evento. Nel giugno 1969, fu arrestato a Londra James Early Ray, un criminale con precedenti penali e più volte fermato dalla polizia. Dall’analisi balistica, l’FBI era riuscita ad individuare la stanza in cui il colpo era stato sparato. Proprio nello stesso giorno, vicino l’edificio da cui era stato sparato il colpo, era stato trovato l’arma del delitto, un fucile di precisione, abbondonato sul marciapiede. Le indagini su chi aveva occupato la stanza da dove era stato ucciso King ricadevano su un nome: Eric Starvo Galt. Una volta arrestato James Early Ray, si era risalito a quel nome dato che lo stesso James in precedenza aveva utilizzato diversi nomi, tra cui quello di Eric Stavo Galt, con documenti contraffatti. Il giorno dopo l’arresto, le autorità locali precisavano che James aveva agito da solo. Egli fu condannato a 99 anni di prigione. Inizialmente James si dichiarò colpevole, poi durante la prigionia, cambiò più volte versione, parlando di una vera e propria conspirazia dietro l’omicidio di King. La teoria della cospirazione fu sollevata anche dalla giuria l’8 dicembre 1968. Difatti, si trovò un’altra persona coinvolta, un proprietario di un ristorante vicino al motel in cui allogiava King, il signore Jowers, che sarebbe stato pagato da un’altra persona di nome “Raoul” – in stretto rapporto con la mafia - per permettere ad un ufficiale della polizia di sparare da dietro il ristorante (e non più da una stanza che permetteva di vedere il balcone della stanza di King). L’avvocato di Jowers affermò che il proprio cliente era collegato alla morte di King ma non era consapevole che l’attentato era diretto contro King. Di seguito, emerse anche un’altra pista ed era quella che si collegava a Wilson, agente del FBI, che aveva trovato nella macchina usata da James alcuni fogli con il nome di “Raoul” scritto. Ciò fece pensare di nuovo ad una conspirazione. Tuttavia, James Early Ray fu l’unico accusato dell’omicidio e il suo processo fu privo di giuria. Negli anni seguenti, un’indagine del Senato portò alla luce il fatto che l’FBI controllava King. Difatti, secondo l’indagine, nel 1964, l’FBI aveva predisposto delle spie in ogni appartamento in cui si fermava King ed aveva spedito allo stesso dei nastri anonimi. Dal rapporto dell’indagine emergeva che l’FBI, diretta da Hoover, controllava King per un fine preciso: quello di decretare se le sue attività presentassero delle minaccie alla sicurezza nazionale. L’indagine del Senato finiva con un chiaro monito sull’illegittimità delle azioni intraprese dalla FBI nei confronti di King. Il 2 novembre 1983 il presidente Reagan decise di ricordare King, dedicandogli un giorno in onore: il terzo lunedì di ogni mese di gennaio. Ancora oggi molti dubbi esistono in merito alla morte di King e alle circostanze misteriose del suo assassinio, soprattutto dopo quando nel 1993, durante un’intervista televisiva, il signore Jowers dichiarò espressamente di essere stato pagato da un certo “Raoul”, il quale avrebbe fornito anche l’arma del delitto (il fucile che era stato ritrovato sul marciapiede), per lasciare sparare una persona da dietro il ristorante. Tuttavia, quando il signore Jowers fu sotto giuramento, poiché la famiglia di King aveva richiesto di avviare l’indagine, egli cambiò versione e ritrattò ogni cosa. La cospirazione rimane dunque ancora una teoria, basata sull’ambigua figura di Jowers che per manie di protagonismo o forse perché colpevole, ha dichiarato di essere stato pagato. Tuttavia, il delitto rimane ancora un mistero, anche se le autorità competenti sono rimaste convinte che sia stato James Early Ray ad uccidere King.

BIBLIOGRAFIA:

G. Perugi, M. Bellucci – Lineamenti di storia, volume terzo “Il Novecento”, edizione Zanichelli Bologna;
A.A.V.V. Enciclopedia Larousse 2001, Rizzoli, versione multimediale; Clayborne Carson, ed.
The Autobiography of Martin Luther King, Jr., (New York: Warner Book, 1998)
The Martin Luther King, Jr. Papers Project http://www.stanford.edu/group/King

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